Sass de Stria

Un’escursione molto suggestiva ed emozionante all’interno del Parco delle Dolomiti di Ampezzo sul Passo Valparola. Un bellissimo sentiero ricavato tra le trincee della Grande Guerra permetterà a grandi e piccini di (ri)scoprire una pagina della nostra storia raggiungendo la cima del Sass de Stria che offre un panorama immenso.

Avvicinamento:

Siamo al confine tra Veneto e Alta Badia, a circa 2 ore e 30 se si proviene da Udine. Dopo Cortina D’Ampezzo si sale fino al Passo Falzarego e qui si svolta a destra giungendo in breve al Passo Valparola, dove inizia l’escursione, all’interno del parco Naturale delle Dolomiti di Ampezzo (quota 2168 m).

C’è un ampio parcheggio per le auto accanto al Museo della Grande Guerra.

Dislivello, tempo di percorrenza, punti di appoggio:

La camminata è lunga 5 km in totale (a/r) con un dislivello di 350 metri. Tempo di percorrenza circa 1 ora solo andata. Non sono presenti punti di appoggio durante il percorso.

Camminata adatta a:

Camminata molto divertente per i bambini, tuttavia è necessaria un minimo di agilità per camminare tra le trincee e per passare su qualche scaletta con l’utilizzo anche di corde metalliche (non ci sono punti esposti).

Quindi sì bambini portati nei marsupi o zaini solo se i genitori sono abbastanza pratici e sì a bambini che camminano dai 6/7 anni in su.

No passeggini.

Stagione consigliata:

Estate

Itinerario:

Dal parcheggio, ai piedi del Sass de Stria inizia, segnalato dal cartello, il sentiero che conduce alla vetta a 2477 m. Si tratta di un monte che ha assunto un importantissimo ruolo di osservatorio strategico durante la Prima Guerra Mondiale e da cui si gode di un panorama superlativo a 360°.

Dopo circa un centinaio di metri in piano ci saranno due alternative: risalire a sinistra il ghiaione, in costante salita (CAI 30) oppure continuare dritto seguendo il sentiero -abbastanza stretto- segnalato da paletti di legno.

Noi abbiamo optato per questa seconda possibilità che consigliamo: si ha l’occasione di camminare tra le trincee su un magnifico sentiero ricavato nelle profonde fenditure naturali del versante nord-ovest della montagna proprio fino in cima.

Le prime trincee si presentano come dei muretti bassi, per poi alzarsi piano piano fino ad arrivare quasi a 2 metri di altezza.

Man mano che ci si alza di quota si aprono scorci stupendi sulla Marmolada e sul Gruppo del Sella.

Si inizieranno a trovare indicazioni per il sentiero che conduce alla vetta sotto forma di frecce di vernice rossa, lungo le trincee che qui iniziano a farsi altissime e in alcuni punti davvero strette: di tanto in tanto si aprono piccole caverne nella roccia e feritoie dove i soldati combattevano.

Il percorso si fa sempre più suggestivo, sembra proprio di essere tornati indietro di oltre 100 anni! A tratti la salita è ripida tra le rocce e si dovranno utilizzare scalette di legno e corde metalliche per agevolare l’ascesa.

Dopo circa un’oretta di camminata ecco comparire la grande croce di vetta che ci accoglie sulla cima regalandoci un panorama eccezionale sulle Dolomiti: dalla Marmolada, al Gruppo del Sella, al Gardenacia, al Santa Croce e, in direzione di Cortina d’Ampezzo, si ammirano il Lagazuoi e le Cinque Torri.

 Dopo aver firmato il libro di vetta ed esserci riposati, è tempo di rientrare, lungo lo stesso itinerario dell’andata.

Soddisfazione ed emozione per aver percorso un sentiero così ricco di storia che è molto di più che una semplice escursione: è un museo a cielo aperto, un modo per ripassare e/o far conoscere ai nostri figli un pezzo della nostra storia e riflettere sugli errori commessi.

Per chi lo desiderasse, accanto al parcheggio si trova il Museo della Grande Guerra che è allestito all’interno del Forte Tre Sassi, costruito nel 1897 dall’esercito austro-ungarico per la difesa del Passo Valparola e della Val Badia in previsione di un’eventuale invasione italiana.

NB. Curiosità: il Sass de Stria (Il Sasso della Strega) deve il suo nome ad una leggenda secondo la quale qui sarebbe stata cacciata una strega malvagia che si mimetizza tra le rocce senza mai farsi vedere. Ma a volte il vento porta l’eco delle sue urla nella valle, soprattutto durante i temporali estivi 🙂

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