Casera Chiarzò

Una passeggiata in una bellissima faggeta, sulle pendici meridionali del Col Gentile e sopra la meravigliosa conca prativa di Pani, fino al ricovero Chiarsò.

La camminata comincia alla forca di Pani, che si può raggiungere dopo aver percorso una panoramicissima strada che da Enemonzo porta alla frazione di Colza e poi appunto a Pani.

Dalla Forca si stacca il sentiero 235 (segnavia Cai) che si sviluppa tutto nel bosco, con qualche piccolo punto panoramico. Dopo un primo punto più ripido, l’itinerario prosegue a mezza costa in falso piano, attraversando i boschi di faggio e superando un paio di impluvi, fino ad arrivare a una macchia di abeti, oltre la quale in una piccola radura sorge il ricovero.

La casera è posta a nord, quindi un tratto abbastanza freddo e in ombra.

E’ possibile accendere il fuoco e scaldarsi (se non dimenticate come noi l’accendino).

Il dislivello è di poco meno di 300 metri (quota massima 1390) e il tempo di percorrenza è di circa un’ora e la stagione ideale è l’autunno o la primavera.

Per il ritorno abbiamo seguito lo stesso percorso dell’andata. Tornando indietro è possibile fermarsi a giocare o a passeggiare nei magnifici prati di Pani, abitati una volta dell’Ors di Pani.

Proprio qui, viveva Antonio Zanella, conosciuto come l’Ors di Pani. Cavaliere del lavoro, erano noto per le sue stranezze e la sua ricchezza. Venne chiamato Ors per il suo aspetto:  la lunga barba incolta e i capelli rossicci arruffati. In realtà dicono che fosse aperto all’ospitalità di chiunque andasse dalle sue parti, e ad atti di concreta solidarietà, come quando donò due milioni alla latte

ria sociale e un milione all’asilo. Per il suo buon cuore caritatevole gli fu appunto assegnata la medaglia di cavaliere del lavoro.Si ricorda che durante l’occupazione cosacca destinò gran parte del  suo gregge per sfamare la popolazione e i combattenti partigiani, che nascose e ospitò nella sua valle. Fu messo al muro dalle truppe cosacche, che suggestionate dal suo aspetto quasi mistico, alla fine lo liberarono, facendogli dono di  un colbacco bianco.

 

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